Blog Paralleli

Enzo Baldoni: una storia ancora da raccontare

Una serata a Licata per Enzo

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Dietro iniziativa di Luca Castrogiovanni, un giovane reporter del luogo, si è svolta a Licata una serata dedicata a Enzo Baldoni nel nono anniversario della sua morte. Un momento sicuramente toccante è stato quando sul palco è stata letta la lettera inviata da Gabriella, la figlia. Eccola.

“Cari amici, mi dispiace molto di non essere qui di persona, avrei voluto fortemente condividere con voi questo momento di festa. Licata è per me una seconda casa. Qui ho tanti amici, qui torno ogni anno nei luoghi che amo, qui ritrovo sapori e colori che ormai sono entrati a far parte della mia cultura. Ero proprio a Licata quando, nove anni fa, ho appreso bruscamente della morte di mio padre. Era ormai notte e ricordo che da quando era stato rapito in Iraq eravamo assediati dalla stampa, tanto da dover schermare le finestre per non avere le telecamere sempre puntate addosso. Sono stati giorni e momenti terribili, come vi potete immaginare. E ne sarebbero arrivati altri non meno duri: all’epoca non sapevamo che avremmo dovuto aspettare ancora sei anni per fare un funerale a mio padre. Guardando indietro, però, ho anche dei ricordi che conservo tra le “cose che non dimenticherò mai” e che mi hanno aiutata ad affrontare questo durissimo passaggio. Sono i miei amici di Licata che mi sono stati accanto, ognuno con i propri modi: discretamente, con una partecipazione palpabile, con il loro affetto e la loro solidarietà. Hanno organizzato sit-in e manifestazioni e oggi, a nove anni di distanza, non si sono dimenticati di ricordare mio padre. La città di Licata ci è stata molto vicina: proprio quest’anno ho portato mio figlio Lorenzo in “piazza Enzo Baldoni” a vedere l’ulivo a lui dedicato che cresce baciato dal caldo sole licatese. Per me è stato un onore poterlo fare. Per questo voglio ringraziare tutti voi, perché ancora adesso ci sentiamo amati e coccolati e sostenuti da tutti voi. Un grande abbraccio e all’anno prossimo”. Gabriella Baldoni

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“Chissà se c’è figa a Baghdad”

lunedì, 26 luglio 2004

… a proposito di culo: mi sono comprato un costumino rosso di Ferré (uno che di panzoni se ne

intende) che mi sta come un figurino . Seduto a gambe incrociate, sono entrato in uno stato di

profonda meditazione e, contemplando il costumino di Ferrè, ho trovato l’obiettivo di questo

viaggio: stare venti giorni spaparanzato nella piscina del Palestine. Posto tranquillo, pochi turisti…

Chissà se c’è figa, a Baghdad.   (E.B.)

piscina

sabato, 14 agosto 2004

…I bagnini hanno poco lavoro, alla piscina del Palestine. D’altronde il bar è chiuso, le sdraio sono

ammonticchiate e il vento fa volare un po’ di sabbia: ci sarebbe una piacevole atmosfera da Rimini

d’inverno, melanconica e decadente, se il termometro non sfiorasse i 48°.

(I lettori più avvertiti avranno notato l’uso strategico dell’asciugamano per camuffare la panza)

Cosa sono venuto a cercare, a Baghdad? Chi lo sa. Magari luxe, calme et volupté.  (E.B.)