Blog Paralleli

Enzo Baldoni: una storia ancora da raccontare

“Chissà se c’è figa a Baghdad”

lunedì, 26 luglio 2004

… a proposito di culo: mi sono comprato un costumino rosso di Ferré (uno che di panzoni se ne

intende) che mi sta come un figurino . Seduto a gambe incrociate, sono entrato in uno stato di

profonda meditazione e, contemplando il costumino di Ferrè, ho trovato l’obiettivo di questo

viaggio: stare venti giorni spaparanzato nella piscina del Palestine. Posto tranquillo, pochi turisti…

Chissà se c’è figa, a Baghdad.   (E.B.)

piscina

sabato, 14 agosto 2004

…I bagnini hanno poco lavoro, alla piscina del Palestine. D’altronde il bar è chiuso, le sdraio sono

ammonticchiate e il vento fa volare un po’ di sabbia: ci sarebbe una piacevole atmosfera da Rimini

d’inverno, melanconica e decadente, se il termometro non sfiorasse i 48°.

(I lettori più avvertiti avranno notato l’uso strategico dell’asciugamano per camuffare la panza)

Cosa sono venuto a cercare, a Baghdad? Chi lo sa. Magari luxe, calme et volupté.  (E.B.)

Dalla Mesopotamia alla Valnerina

tombaIstruzioni per un funerale. Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire – evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni – ecco le mie istruzioni per l’uso. La mia bara posata in terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L’ora ? Tardo pomeriggio, verso l’ora dell’aperitivo. Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una grande serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra. (…) Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e i miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato. Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e pannetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salcicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini, sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte. E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita. Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega. Enzo Baldoni  Tutte le immagini a Tv7   Com’è finita