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Enzo Baldoni: una storia ancora da raccontare

Category Archives: l’ultimo viaggio

La scomparsa e quella foto

[Baghdad, 20 agosto 2004] Scherzavamo, quando gli ho scattato questa foto. Stavamo in quella stradina, chiusa dagli americani, che avevano circondato anche noi che volevamo andare verso il mausoleo. Scherzavamo mentre sparavano. Poi, finalmente siamo riusciti con Enzo che a piedi faceva da staffetta con la bandiera della Croce rossa. Perchè prima di far passare il convoglio con le auto bisognava farsi riconoscere, ad ogni incrocio, perchè il nervosismo era tanto. Siamo usciti da Najaf e ci siamo rifugiati a Kufa, in una moschea. Mentre i medici della Croce rossa medicavano i feriti (Kufa è a ridosso della città santa) gli irakeni ci hanno offerto da mangiare. Io ho rifiutato. Enzo invece è andato a pranzo. Quando è tornato mi ha chiesto in prestito il telefono satellitare, per chiamare casa. Poi ci siamo salutati. Io ieri pomeriggio sono tornato a Baghdad, per fare i servizi per i Tg, lui è rimasto con Ghareeb, di cui si fida ciecamente. L’idea di restare un pò lì me l’ha confidata più volte. “Per capire, servono tre, anche sette giorni” mi aveva detto. Non vorrei proprio sbagliarmi, ma sono convinto che Enzo sta rintanato da qualche parte in attesa di quel sogno che ci scambiavamo spesso per gioco: “Pensa se becchiamo al Sadr!” Il problema èche lui non ha il telefono e nessuno lo può raggiungere se non si fa vivo lui. Lo aspetto. Anche lui mi ha scattato un sacco di foto e ho proprio voglia di vederle.  La scomparsa di Baldoni

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Ucciso Garheeb

  

Non ci sono ancora notizie ufficiali, nel senso che nessuno ha riconosciuto il corpo, ma sembra ormai certo che Garheeb, l’autista irakeno di Enzo Baldoni, sia stato ucciso in un agguato. Il cadavere starebbe ora nell’obitorio dell’ospedale al Iskandaria, qualche decina di chilometri da Baghdad. Nessuna notizia sulla sorte di Enzo Baldoni ma l’ipotesi che sia stato rapito, a questo punto, si fa sempre piu’ concreta.

Velocemente, perche’ a questo punto bisogna darsi da fare per capire cosa e’ successo, piu’ che parlare tanto per parlare. Poco fa ho sentito Giusi, la moglie di Enzo, e spero di averla indirizzata verso la persona giusta. Domattina cerchero’ di andare anch’io a Iskandaria, cosi’ intanto sapremo se si tratta davvero del povero Ghareeb. Poi, Enzo. Con rispetto, ho letto un sacco di cose incredibili. Le spie? Gli americani? Stavolta proprio non c’entrano, c’e’ chi parla di Iraq e non lo conosce. E anche le beghe della Croce rossa non c’entrano niente. Restiamo ai fatti. Se e’ vero quello che si teme, cioe’ il rapimento, corrisponde a una tecnica molto usata dai ladroni, i cosidetti Ali Baba. E’ successo a noi l’anno scorso: sparano alle gomme e all’autista per fermare l’auto (ed e’ successo ad altri colleghi, inglesi, americani, francesi, spagnoli) e poi ti rapinano. In questo momento i ladroni sanno che i rapimenti possono far soldi cosi’ vendono gli occidentali ai miliziani che possono usarli come merce di scambio nella rivolta. Non chiedono riscatti, chiedono (come nel caso di Garen) di abbandonare Najaf, ad esempio. O di far andare via le truppe italiane. Per il resto: anch’io ho lasciato la colonna della Croce Rossa, noi siamo reporter, magari un po’ matti, ma siamo fatti cosi’. L’idea di intervistare al Sadr era un gioco, come si fa sempre, non un progetto concreto. Insomma, stavamo li’…non si sa mai. Ed Enzo, questo e’ sicuro, puntava proprio su Ghareeb per avvicinarsi all’esercito del Mahdi, con cui aveva contatti, ve lo garantisco. E’ stato lui a portarci a Najaf e a farci rifugiare nella moschea di Kufa. Ed e’ stato lui che ci ha scelto l’autista che ci ha riportato a Baghdad. Tremo al pensiero che ci abbiamo pensato molto: stavamo per tornare tutti insieme.

Avrei voglia di parlare di Ghareeb, adesso. E ancora di Enzo. Ma non e’ il momento. Certo il sorriso di Ghareeb non lo dimentico. Perche’ era un sorriso triste.