Blog Paralleli

Enzo Baldoni: una storia ancora da raccontare

La rabbia di Giusy

“L’esame autoptico sui resti di Enzo non lascia dubbi: è stato colpito alla testa con un proiettile sparato dall’alto in basso, una vera e propria esecuzione”: la voce di Giusy, la moglie di Baldoni, giunge disturbata da Licata. Sta nel paesino siciliano dove andavano sempre in vacanza. Dieci anni dopo, oltre al dolore, c’è la rabbia per una morte che ancora non trova spiegazioni. Ma ci tiene a smentire l’ipotesi che a Enzo sia stata riservata a suo tempo la stessa fine di Foley, il giornalista americano assassinato nei giorni scorsi. “Quel filmato non esiste, è stata una manovra dei servizi segreti”, aggiunge. L’unica foto, probabilmente un fermo-immagine, è quella che ho conservato e che anche Giusy ha visto, nonostante il dolore. Ne parliamo per almeno mezz’ora al telefono. E’ vero, non ci sono certezze e il mio riferimento era dettato soltanto da un orrore ancora vivo. Certo i dubbi sono molti soprattutto perché a diffondere la notizia fu Farina, alias agente Betulla, che riferiva un’indiscrezione del Sismi subito smentita. E a questo punto il dolore si fa più forte ricordando quei giorni: “Enzo è stato ammazzato anche per colpa di certi giornali che l’hanno screditato, che l’hanno preso per uno strano turista…in vacanza. I terroristi hanno capito che non valeva molto come ostaggio e l’hanno fatto fuori addirittura prima della scadenza dell’ultimatum. Ben altro trattamento di quello riservato ai due giornalisti francesi rapiti quasi in contemporanea che infatti poi sono stati liberati”. Vero anche questo come è vero che Ghareeb, l’autista di Baldoni, è stato ucciso subito e quindi la colluttazione è un’altra balla.

Quando il discorso si sposta su Ghareeb ecco che le nostre opinioni non convergono. Ricordo a Giusy che ho avuto sempre molti dubbi su quello strano palestinese amico sia dei sunniti che degli sciiti, tanto da litigare tutta la notte (lo scrivo da dieci anni) prima del viaggio fatale a Najaf. E che è stato uno dei motivi per il ritorno immediato a Baghdad, lasciando la colonna nella moschea di Kufa. Discutiamo ancora anche sul comportamento del  capo missione della Croce Rossa. Per Giusy la colpa è stata di non aver aiutato Enzo e Ghareeb dopo l’attacco. Per me la colpa più grave è stata di non aver scritto di quell’attacco nel rapporto stilato la sera da De Santis, tanto che l’attacco è stato svelato soltanto da una blogger, Helen Williams, che era nascosta insieme al suo giovane interprete arabo dentro un’ambulanza nella stessa colonna.

Dubbi, ancora dubbi: alcuni piccoli, altri giganteschi che non saranno mai risolti fino a che i protagonisti della vicenda non si decideranno a dire tutta la verità. Per quanto mi riguarda sono stato testimone del viaggio di andata e l’ho raccontato più volte nei minimi particolari. Nel viaggio di ritorno non c’ero e dovrebbe raccontarlo chi c’era. Qualsiasi ipotesi quindi resta valida, specie quelle di più ampio respiro. Il comportamento degli americani in Iraq è stato sbagliato, fin dall’inizio, fino a mettere a libro paga addirittura l’Esercito Islamico, cioè gli assassini di Baldoni. Ma proprio Enzo mi ha lasciato nell’ultima email, dopo una furiosa discussione che solo due grandi amici possono fare, un testamento e una lezione. Mi ha scritto: “Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto è chiacchiere e politica, da cui voglio tenermi lontano”. Già, chiacchiere e politica. Quella frase è diventata l’incipit dei “blog paralleli” che ancora porto avanti. E a quella mi ispiro.

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