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	<title>Blog Paralleli</title>
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	<description>Enzo Baldoni: una storia ancora da raccontare</description>
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		<title>Con Simona in Libano parlando di Enzo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 20:09:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2006]]></category>

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		<description><![CDATA[Tiro (Libano) - L&#8217;ultima volta ci eravamo visti a ferragosto. Chi dimentica quel pranzo con il pollo fritto ai bordi della piscina del Palestine? Una delle poche volte in cui quel gruppetto di italiani mezzi matti a Baghdad erano riusciti a stare insieme. Poi non ci siamo più visti, non per colpa nostra. La morte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=139&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/3-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-140" title="3 (2)" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/3-2.jpg?w=620" alt=""   /></a>Tiro (Libano) -</strong> L&#8217;ultima volta ci eravamo visti a ferragosto. Chi dimentica quel pranzo con il pollo fritto ai bordi della piscina del Palestine? Una delle poche volte in cui quel gruppetto di italiani mezzi matti a Baghdad erano riusciti a stare insieme. Poi non ci siamo più visti, non per colpa nostra. La morte di Enzo e poi il loro rapimento. Ritrovo dunque Simona Pari in Libano e in qualche maniera sento di esaudire una promessa. Avevamo appuntamento una settimana dopo per fare un servizio sulla chiusura delle scuole e celebrare il grande lavoro di &#8220;Un ponte per&#8221; a favore dei ragazzi irakeni. La ritrovo quasi esattamente due anni dopo in un&#8217;altra scuola, a Tiro, a mandare avanti un grande progetto di Intersos per i bambini libanesi. Attività didattiche numerose, impegno nell&#8217;insegnare a difendersi dalle bombe a grappolo, ma soprattutto il grande merito di restituire il sorriso a questi innocenti. Avevamo paura, all&#8217;inizio, di parlare di noi. Poi è bastato un sorriso ricordando quel pollo fritto. Abbiamo cominciato con Enzo. Ne abbiamo parlato a lungo. Solo una cosa penso di poter dire. Quando Simona mi ha confessato di essersi emozionata leggendo i nostri blog in cui parlavamo soprattutto dei figli. &#8220;Era molto bello&#8221;. L&#8217;amore per i ragazzi che riaffiora, sempre. Abbiamo parlato anche del suo mese in catene, delle paure e della speranza, della forza e della fragilità, del passato e del futuro, dell&#8217;Iraq e del Darfur  ma sono discorsi che appartengono al privato. Voglio solo testimoniare, qui, di una giovane donna che ha scelto una vita difficile ma esaltante. Aiutare gli altri. E&#8217; scappata da quei riflettori che, a dispetto della sua volontà, l&#8217;avevano catturata  e che continua a girare il mondo, in silenzio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/enzobaldoni.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/enzobaldoni.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=139&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perchè tante bugie?</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 13:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Enzo Baldoni? Ci e&#8217; stato chiaro fin dall&#8217;inizio che era una spia&#8221;. Queste parole sono state pronunciate, in un&#8217;intervista trasmessa oggi dalla televisione satellitare araba al-Jazeera, da Ibrahim al Shemmari, ritenuto il portavoce dell&#8217;Esercito Islamico in Iraq. Si tratta di un messaggio del gruppo integralista iracheno che nel 2004 rapi&#8217; e uccise il giornalista Enzo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=135&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Enzo Baldoni? Ci e&#8217; stato chiaro fin dall&#8217;inizio che era una spia&#8221;. Queste parole sono state pronunciate, in un&#8217;intervista trasmessa oggi dalla televisione satellitare araba al-Jazeera, da Ibrahim al Shemmari, ritenuto il portavoce dell&#8217;Esercito Islamico in Iraq. Si tratta di un messaggio del gruppo integralista iracheno che nel 2004 rapi&#8217; e uccise il giornalista Enzo Baldoni. Secondo al Shemmari verrebbero uccisi, tra gli ostaggi stranieri, solo quelli che sono ritenuti spie degli Stati Uniti. &#8221;I servizi di sicurezza dell&#8217;Esercito Islamico &#8211; prosegue al Shemmari &#8211; controllano costantemente il passato degli ostaggi e di tanto in tanto un giornalista o qualcun altro cade nelle loro mani. Ma se uno viene giudicato innocente viene rilasciato&#8221;. Il giornalista italiano, conclude, &#8220;Era una spia, ci e&#8217; stato chiaro fin dall&#8217;inizio. C&#8217;erano molte prove&#8221;.</p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/226a7501643ad1e7f9afc79a09bfa5b0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-136" title="226a7501643ad1e7f9afc79a09bfa5b0" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/226a7501643ad1e7f9afc79a09bfa5b0.jpg?w=620" alt=""   /></a>Ci ho pensato molto a pubblicare questa notizia. Sarebbe stato più facile evitarla, ma visto che è stata diffusa da grandi testate online, ho pensato che era meglio affrontare, per l’ennesima volta la questione. La prima considerazione è di carattere generale. Com’è possibile che il portavoce di un gruppo terroristico sia ospitato da una televisione senza nessuna ripercussione legale. Ma questo è un discorso a margine. Entrando nella questione che più ci sta a cuore quel tizio ripete per l’ennesima volta una clamorosa stupidaggine per coprire evidentemente la verità vera. Dire che Enzo era una spia degli Stati Uniti è una gigantesca baggianata. Sarebbe bastato, appunto “controllare il passato dell’ostaggio”, dove Baldoni ha sempre ostacolato intellettualmente l’imperialismo a stelle e strisce. Non stava lì oltretutto per “Diario” che non è una testata esattamente di destra? Bastava leggere il suo blog, quello che scriveva in quei giorni dall’Iraq, dove tifava apertamente, appassionatamente per la resistenza. Per non dire poi del tempo a disposizione. Enzo è stato ucciso addirittura prima dello scadere dell’ultimatum di quarantotto ore. Non è mai successo, neppure con gli ostaggi americani. Le prove? Quali prove? Purtroppo non sapremo mai perché Enzo è stato ucciso. E neppure sapremo chi o che cosa la sua morte ha coperto e deve ancora coprire.</em></p>
<p><em> </em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/enzobaldoni.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/enzobaldoni.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=135&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Quella carezza di Enzo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2005]]></category>

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		<description><![CDATA[Fu &#8220;tutto merito&#8221; del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta se Simona Pari, Simona Torretta e altri due operatori umanitari iracheni, rapiti a Baghdad nel settembre 2004, furono liberati dai sequestratori dopo tre settimane di prigionia. Lo scrive Simona Torretta, ex capo-missione a Baghdad dell&#8217;organizzazione non governativa &#8220;Un Ponte per&#8230;&#8221; , in un libro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=131&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Fu &#8220;tutto merito&#8221; del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta se Simona Pari, Simona Torretta e altri due operatori umanitari iracheni, rapiti a Baghdad nel settembre 2004, furono liberati dai sequestratori dopo tre settimane di prigionia. Lo scrive Simona Torretta, ex capo-missione a Baghdad dell&#8217;organizzazione non governativa &#8220;Un Ponte per&#8230;&#8221; , in un libro che sarà in libreria dal 7 settembre &#8211; a un anno esatto dal sequestro per mano di un gruppo di presunti guerriglieri islamici &#8211; intitolato &#8220;Otto anni e 21 giorni &#8211; Il mio impegno di solidarietà in Iraq&#8221;. Il racconto di Torretta si dipana in meno di 190 pagine. Inizia col ricordo di Enzo Baldoni, il pubblicitario e giornalista rapito e ucciso nell&#8217;agosto 2004 dall&#8217;Esercito islamico in Iraq, e poi intervalla la vicenda del sequestro e della liberazione con la storia del suo impegno nel paese arabo, con ritratti di amici e colleghi, tra cui Simona Pari. Ma chi cerca particolari inediti sul sequestro e le trattative, sull&#8217;ipotesi di un riscatto pagato e sull&#8217;identità dei sequestratori, resterà deluso. Torretta scrive unicamente della sua condizione di ostaggio, nel corso di tre settimane trascorse col timore di essere uccisa. Dopo la morte di Baldoni le operatrici non si sentono più al sicuro in Iraq, e dunque chiedono l&#8217;assistenza del Consiglio degli Ulema, le autorità religiose musulmane. Un racconto più personale che politico, quello di Torretta, che è sicura di aver ricevuto una carezza da Baldoni pur dopo la sua morte &#8211; &#8220;sento una mano sfiorarmi il viso in un gesto delicato, come di protezione&#8221; &#8211; e che, tornata al lavoro, conclude: &#8220;Io, oggi, sono libera. Ma troppi uomini e donne sono ancora ostaggi della guerra in Iraq&#8221;.</p>
<div>
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<p><span style="font-family:Georgia;"><span style="font-size:large;">“…E allora cercheremo di capire anche come mai le Simone, asseritamente rapite da gruppi ex baath, comunque dell&#8217;area sunnita, avrebbero recato una lettera di parte sciita per il Papa &#8230;” </span><em>(Pipistro)</em></span></p>
<div>
<p>«Vi è però un&#8217;altra lettera indirizzata al Papa, questo ci è stato autorevolmente confermato da una fonte della Segreteria di stato ed è stato scritto, l&#8217;indomani dell&#8217;incontro tra le due Simone e Giovanni Paolo II, dal quotidiano &#8220;La Stampa&#8221;. Questa lettera è arrivata: essa era occultata nel fondo della scatola stretto da una delle due ragazze, quando vengono riprese da una telecamera alla presenza di Maurizio Scelli &#8230;».  <em>(Mule&#8217;-Cucchiarelli, pag.16)</em></p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/enzobaldoni.wordpress.com/131/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/enzobaldoni.wordpress.com/131/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=131&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quei rapporti sbagliati</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2005]]></category>

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		<description><![CDATA[Un anno fa, il 26 agosto 2004, in qualche prigione segreta dell’Iraq, moriva Enzo Baldoni, pubblicitario e giornalista milanese, rapito sei giorni prima a Malmudyia insieme alla sua guida palestinese Ghareeb, subito trucidata. Pino Scaccia, inviato Rai, fu una delle ultime persone a vederlo vivo. «Mi manca molto - dice Scaccia &#8211; e mi mancano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=127&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Un anno fa, il 26 agosto 2004, in qualche prigione segreta dell’Iraq, moriva Enzo Baldoni, pubblicitario e giornalista milanese, rapito sei giorni prima a Malmudyia insieme alla sua guida palestinese Ghareeb, subito trucidata. Pino Scaccia, inviato Rai, fu una delle ultime persone a vederlo vivo. «<em>Mi manca molto </em>- dice Scaccia &#8211; <em>e mi mancano molte risposte. Troppi i misteri, i silenzi e i nodi ancora irrisolti. A cominciare da quel che avvenne quel giorno, fino all’assenza del corpo</em>».</p>
<p><strong>Cominciamo proprio dal 19 agosto 2004. Quando partite dall’Hotel Palestine di Bagdad, diretti a Najaf, con acqua, viveri e vettovaglie</strong>. «Sono testimone soprattutto del progetto, a cui sono legati molti degli interrogativi aperti. Un esempio? Mi è parsa molto anomala, fin dall’inizio, l’insistenza nel voler andare a Najaf con la Croce Rossa, quando sul piano umanitario non c’era tutta questa urgenza».</p>
<p><strong>Perché?</strong> «A ferragosto avevo pranzato con le Simone, che mi raccontarono come &#8220;Un Ponte per&#8221; avesse appena mandato molto materiale umanitario agli iracheni. Enzo era già stato a Najaf. Prima si era organizzata una colonna della Croce Rossa, che poi fu bloccata da Roma. Enzo, Ghareeb e Giuseppe De Santis, l’allora capo delegazione della Croce Rossa italiana in Iraq, si arrabbiarono molto. Poi, in poche ore, organizzarono una colonna della Mezza Luna Rossa, con materiale della Croce Rossa Italiana. Quindi Enzo era già stato a Najaf, 2 o 3giorni prima».</p>
<p><strong>Da dove nasceva l’urgenza di un nuovo convoglio? </strong>«Questo è il punto. Un’insistenza folle. Ghareeb soprattutto. Pareva imbestialito e voleva farlo a tutti i costi, come se avesse preso degli impegni. La decisione, è ovvio, poi è di De Santis, il capo missione. Ricordiamo i fatti: dal primo viaggio, Enzo ha una spalla ferita e di fatto abita a Bagdad dentro l’ospedale della Croce Rossa. Ho detto tutto al magistrato: Scelli non voleva questo secondo viaggio. L’ordine era di non farlo».</p>
<p><strong>Quindi De Santis ha disobbedito a Scelli.</strong> «Esatto. Quando ci sentiamo, all’una di notte del 19. Enzo mi dice: Scelli te l’avrà già detto, all’alba andiamo a Najaf. Io, credendo ci fosse l’autorizzazione, dico: vengo anch’io. Ma ci fu subito qualcosa che non mi piacque».</p>
<p><strong>Ovvero?</strong> «L’appuntamento della prima volta era al Palestine. Attraversare Bagdad di notte per me era pericoloso. Al telefono sento urlare De Santis che non mi vuole venire a prendere. Enzo dice: ti richiamo. E lo convince. Si parte in ritardo, perché gli uomini da Sadr City non arrivavano. Si parte e 40 km. dopo succede il primo attentato a Malmudyia. De Santis chiama Roma e Scelli s’infuria: &#8220;Tornate subito indietro&#8221;. L’ordine non viene eseguito».</p>
<p><strong>Perché questa foga nel voler proseguire?</strong> «Difficile dirlo con precisione. Quando Enzo mi presentò De Santis, la sua idea era quella di andare a prendere Moqtada Al Sadr, il leader della guerriglia sciita, ferito a una mano, per portarlo all’ospedale della Croce Rossa di Bagdad. Pensai che fosse una follia. Di fatto De Santis si trovò plagiato da Enzo, che aveva grande carisma, su questa idea. A sua volta Enzo ha creduto troppo a Ghareeb, che diceva di potercelo portare davvero. Questa illusione è stata fatale».</p>
<p><strong>Veniamo a Najaf.</strong> «I carri armati Usa ci hanno bloccato prima della moschea, dove erano asserragliati Al Sadr e i suoi. Il materiale è stato distribuito alla gente. A quel punto torniamo indietro di 10 km. verso Bagdad e ci fermiamo a Kufa. Stessa scena. Io chiedo: voi che fate? Enzo dice: dormiamo. Da Roma la Croce Rossa mi intima di convincere tutti a tornare. De Santis risponde: lo faremo quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno. Io salgo in macchina con un capo militare di Al Sadr, gli altri restano a Kufa, con l’illusione di incontrare il leader della guerriglia l’indomani. Nella moschea c’erano molti feriti da curare, è vero».</p>
<p><strong>Cosa imputa al capo missione? </strong>«Oltre ad aver creduto a Ghareeb, anche di aver fatto due rapporti sbagliati. Il primo crivendo, e così portando fuori strada i giornali, che a Malmudyia eravamo tornati indietro tutti, salvo Enzo, che era andato a Najaf da solo. Il secondo che non dice una parola di quello che è successo nel viaggio di ritorno. Ovvero l’attacco a Enzo e alla macchina di Ghareeb».</p>
<p><strong>Qual’è dunque la verità sul viaggio di ritorno del 20 agosto 2004, tra Kufa e Bagdad. Cosa accadde davvero a Malmudyia, il pericolosissimo luogo dove furono rapiti anche Chesnot e Malbrunot e forse la Aubenas?</strong> «L’unica testimone è Helen Williams, la volontaria irlandese che era nell’ambulanza in coda e ha raccontato tutto sul suo blog, in Internet, qualche giorno. L’attacco alla prima auto e le altre che la superano e continuano il viaggio di ritorno. Far ripassare la colonna, al ritorno, dallo stesso luogo dove eravamo stati colpiti all’andata, mi sembra evidenzi qualcosa che non va».</p>
<p><strong>Le altre auto hanno abbandonato Enzo?</strong> «C’è una prassi che impone di proseguire. Ma all’andata dopo qualche centinaia di metri ci siamo fermati. Loro invece sono tornati a Bagdad. Ma per quanto ne so io non è stato scritto alcun rapporto sulla vicenda».</p>
<p><strong>Come sono le sue relazioni con De Santis, dopo quell’episodio?</strong> «Dapprima l’ho cercato, per parlarci, poi lui mi ha evitato accuratamente e ho rinunciato anch’io a incontrarci, anche se a Milano lui avrebbe avuto un’occasione per farlo. L’ho attaccato e lui ha preferito non replicare».</p>
<p><strong>Oggi è l’anniversario della morte di Enzo. Il frammento osseo restituirà anche il suo corpo?</strong> «Scelli ha detto che chi gliel’ha dato ha giurato su Allah che il corpo è quello di Enzo. Io sono fiducioso. Se è vero che il referente della Croce Rossa è sempre lo stesso, un ex colonnello di Saddam che ha mediato sia per le Simone che per i contractors, è vero che lui conosce i capi della guerriglia sunnita. E il frammento sarà stato dato in cambio di qualcosa».</p>
<p><strong>Perché è passato un anno, se fin dall’inizio c’era una contropartita in denaro?</strong> «Questo riguarda le trattative. Di sicuro qualcosa si è interrotto. Nel frattempo, i sequestratori hanno avuto in mano per cinque mesi i francesi e forse la Aubenas. I tempi lì sono comunque molto lunghi, non c’è contatto diretto. E poi Scelli negli ultimi mesi non è più andato a Bagdad. In ogni caso, al Ris di Roma sono certi che il Dna sia il suo. In passato era circolata la voce della fossa comune. Ora spero proprio che non sia così. Sono posti irraggiungibili per noi. Nessuno dei miei uomini ci sarebbe mai andato. Lì comandano i terroristi». <strong>Enrico Fovanna </strong>Il Giorno</div>
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<p><em>In attesa che il capo missione della Cri l&#8217;estate scorsa a Baghdad, Beppe De Santis, confermi la volonta&#8217; finalmente di chiarire, ripropongo il racconto fatto a</em> <a href="http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/baldoni.html">Diario</a> <em>subito dopo la morte di Enzo. E&#8217; la sua versione dell&#8217;accaduto, ma restano i misteri sui retroscena, sull&#8217;organizzazione del viaggio, insomma mancano ancora le risposte alle domande piu&#8217; frequenti e importanti. Ma e&#8217; comunque un documento interessante, da rileggere con attenzione.</em></p>
<p><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/33.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-128" title="33" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/33.jpg?w=620" alt=""   /></a>Il viaggio di ritorno è lento, non si può correre troppo, al massimo 70-80 chilometri all’ora, perché ci sono mezzi danneggiati, con il parabrezza incrinato o divelto. Tutto tranquillo fin quasi a Baghdad. Ma a Latefia, nella stessa zona dell’attacco subìto all’andata, l’&#8221;incidente&#8221; si ripete. De Santis nella sua relazione lo racconta così: &#8220;<em>Dopo aver sentito un botto e aver visto del fumo che si alzava ai lati della strada, ci accorgevamo che la macchina di Mr. Ghareeb (sulla quale viaggiava Baldoni), visibile davanti a noi fino a qualche istante prima, dopo aver cominciato a ruotare su se stessa in senso longitudinale, passava sulla corsia opposta fino a fermarsi in un’area sterrata che funge da spartitraffico, mentre i nostri mezzi non subivano danni in quanto distanziati&#8221;.</em> Nessuno si ferma a raccogliere Baldoni e Ghareeb. &#8220;<em>Ordinavo alla colonna di proseguire assolutamente la marcia senza fermarsi</em>&#8220;. Nessuno del convoglio ha visto uomini nella zona. &#8220;<em>Alla stessa altezza del punto dell’esplosione subìta il giorno prima</em>&#8220;, riporta la relazione dei dieci, &#8220;<em>l’autocolonna era nuovamente fatta oggetto di un attacco volontario che colpiva le immediate vicinanze del mezzo su cui viaggiavano il signor Ghareeb e il signor Enzo Baldoni. Una nuova bomba quindi provocava panico e sbandamento dell’autocolonna</em>&#8220;. &#8220;<em>Io ho visto ancora una grande nuvola di polvere</em>&#8220;, racconta Francesco Bruno, &#8220;<em>ho sentito puzza di polvere da sparo. Cosimo Prete, il direttore sanitario, che era seduto accanto a me, ripeteva: dobbiamo andare, dobbiamo andare! Ma dove cazzo vado se non vedo niente, ho gridato</em>&#8220;. Il dottor Briatore e Umberto Sallustio, l’elettricista che per i suoi lineamenti arabi tutti chiamavano Habbas, erano sul Defender, in fondo al convoglio: &#8220;<em>Abbiamo sentito un gran botto, i mezzi hanno rallentato, poi abbiamo visto la Nissan di Ghareeb e Baldoni fare uno spettacolare testacoda. Girando su se stessa ha invaso la corsia opposta. Quando si è fermata, mentre noi schizzavamo via, abbiamo visto la portiera anteriore destra aprirsi lentamente</em>&#8220;. Poi via. &#8220;<em>L’ultima immagine che ho negli occhi</em>&#8220;, sussurra Briatore, &#8220;<em>è la portiera dalla parte di Baldoni che si apre lentamente</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/44.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-129" title="44" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/44.jpg?w=620" alt=""   /></a>Dopo l’attacco, il convoglio corre via per circa un chilometro,  fino a un posto di blocco dell’esercito iracheno. &#8220;<em>Lì abbiamo spiegato che cosa è successo</em>&#8220;, dice De Santis a Diario, &#8220;<em>e abbiamo chiesto di andare a vedere, di inviare ‚ soccorsi e poi di riferire al più presto all’ospedale italiano</em>&#8220;. E il dottor Briatore: &#8220;<em>Io e Sallustio, dal Defender, avevamo visto che la macchina era integra, che non era stata colpita. Era senza il vetro del lunotto posteriore, ma questo era un effetto dello scoppio all’andata. In fondo, il nuovo attacco era stato meno violento di quello subìto all’andata</em>&#8220;. &#8220;<em>Purtroppo non potevamo neppure provare a chiamare Ghareeb e Baldoni con i telefoni</em>&#8220;, spiega De Santis, &#8220;<em>perché quell’area non è coperta dalla rete irachena. Ma poi, ripartiti verso Baghdad, non appena i cellulari hanno cominciato a funzionare, dalla macchina ho chiamato immediatamente lo sceicco Mohammed e gli ho dato appuntamento al più presto in ospedale. Poi ho avvertito la Mezzaluna rossa, chiedendo di controllare se Ghareeb e Baldoni fossero arrivati negli ospedali di Baghdad. Io speravo che fossero riusciti a ripartire, o che li avesse raccolti la pattuglia del check point iracheno. Sì, speravo ancora che li avremmo rivisti presto</em>&#8220;. Arrivati all’ospedale, fanno scendere in maniera sbrigativa Helen e il suo interprete. Poi De Santis incontra Mohammed: gli spiega, gli chiede di darsi da fare per capire dove sono finiti i due scomparsi. Il Sadr Office di Baghdad, il quartier generale dei ribelli di Moqtada, in fondo è l’unica autorità con un certo controllo del territorio. Lo sceicco comunque gli sconsiglia di tornare sul luogo dell’agguato: troppo pericoloso. Sono le 16, o forse le 17 ora di Baghdad, quando De Santis chiama Scelli. &#8220;<em>Per tutto il venerdì 20 non riesco a mettermi in contatto con De Santis</em>&#8220;, riferisce il commissario Cri. &#8220;<em>Riesco a parlargli al telefono soltanto nel pomeriggio. E mi dice: “Tutto bene”. Non mi fa alcun cenno a Baldoni</em>&#8220;. De Santis: &#8220;<em>Rientrato in ospedale chiamo Scelli. Gli dico che siamo tornati alla base. Gli accenno che una macchina è andata fuori strada, che sto cercando di capire di più. Ma cerco di rassicurarlo: tutto il personale Cri è a posto</em>&#8220;. Arriva in ospedale anche un funzionario dell’ambasciata italiana, il secondo segretario Roberto Storaci, e De Santis gli racconta l’accaduto. L’ambasciatore italiano in Iraq, Gianludovico de Martino, in seguito confermerà: &#8220;<em>Nello stesso pomeriggio di venerdì 20 agosto l’ambasciata informava il ministero degli Esteri delle indicazioni ottenute dalla Croce rossa italiana e dei passi intrapresi. A sua volta l’Unità di crisi della Farnesina informava, sempre nel pomeriggio di venerdì 20 agosto, la famiglia Baldoni circa la segnalazione ricevuta</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Quando poi i giornalisti,  i corrispondenti a Baghdad dei giornali italiani, sono venuti da me</em>&#8220;, riferisce De Santis, <em>&#8220;invece di chiedermi come stavo dopo aver subìto due attacchi, come stavano i feriti, che ne era di Ghareeb e di Baldoni, hanno solo protestato perché non li avevo avvertiti della missione, perché avevo aggregato solo la Rai e Baldoni</em>&#8220;. È sera, forse sono le 21, quando Oday a Baghdad riceve una telefonata da un poliziotto di Latifia a cui aveva chiesto di fargli avere notizie: è stato trovato un morto, un arabo. &#8220;<em>Il giorno dopo, sabato 21, a Oday arriva una telefonata più precisa: nell’obitorio dell’ospedale di Iskandariya c’è il corpo di un uomo che forse è Ghareeb, ucciso con un colpo alla testa. Lo mando là con una macchina fotografica&#8221;, </em>dice De Santis a Diario<em>. &#8220;E Oday torna con le foto dell’auto, che trova bruciata nel luogo dell’agguato, e quelle di Ghareeb morto: sì, è proprio lui”. </em></p>
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		<title>Morire in Mesopotamia</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2004]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch&#8217;io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L&#8217;indispensabile culo che, finora, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=122&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch&#8217;io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L&#8217;indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato&#8221;.  (<strong>Enzo G. Baldoni</strong>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Baghdad, 27 agosto 2004</span> &#8211; <strong><span style="font-size:medium;">Quando parlavamo di gabbiani e liberta&#8217;</span></strong>.  <em>Ho gia&#8217; speso molte parole. Non ne avevo voglia, ma l&#8217;ho dovuto fare perche&#8217; questo e&#8217; il mio mestiere. Quello spiritaccio restera&#8217; dentro di me, non sparira&#8217;. Non so ancora come, ma la sua voglia di vivere sara&#8217; raccolta come un patrimonio. E&#8217; come se ancora lo aspettassi per quell&#8217;appuntamento che mi aveva dato la sera dopo. Lo prendo semplicemente come un ritardo: lo aspetto ancora per avere quelle foto che mi ha scattato quel giorno a Najaf che non ho mai visto e non vedro’ mai. Lo aspetto da un momento all’altro che arrivi dinoccolato a prendersi quella cassetta che Silvio gli ha preparato. Rideva: &#8220;A reti unificate&#8230;&#8221; Il destino ha voluto che succedesse ancora.  Quando Mahdi, il mio Ghareeb, mi ha visto stamattina, mi ha abbracciato: “</em>I’m sorry, Pino, a nome di tutti gli irakeni”. <em>Gli ho spiegato che Enzo non ce l’aveva con l’Iraq, anzi l’amava. E sicuramente non ce l’ha con l’Iraq neppure adesso.</em></p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-123" title="11" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/11.jpg?w=620" alt=""   /></a>Enzo aveva un</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>idea cosi</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> forte della vita da parlare spesso della morte. Parlarne senza paura, quasi deridendola. Cosi</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> fra i ricordi che mi legano a questo reporter entusiasta e sfortunato,  mi ritrovo quello che appena una settimana fa, non mi ero accorto fosse un vero e proprio testamento. </em><em>Addirittura aveva scherzato sui suoi funerali, li aveva raccontati come di un evento lontanissimo e in qualche modo festoso, non un momento di lutto:</em> &#8220;Voglio che si rida, avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte. E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un&#8217;offesa alla morte, bensì un&#8217;offerta alla vita.Verso le otto o le nove, senta tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega&#8221;. <em>Esercizi letterari, forse. Pero</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>, la notte prima dell</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>ultimo viaggio, il discorso si fa piu</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> serio, meno ironico. </em>&#8220;Mettiamola così: nelle prossime 24 ore ho la possibilità abbastanza concreta di crepare. Ovviamente non succederà ma, se dovesse succedere, sappiate che sono morto felice facendo quello che più mi piace al mondo: viaggiare in Paesi che non hanno mai visto un turista prima di me.&#8221; <em>Forse affiora davvero, per la prima volta, la paura.</em><em> E’ successo a ognuno di noi. Ma non tutti hanno la fortuna di raccontarlo.  </em></p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-124" title="22" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/22.jpg?w=620" alt=""   /></a>Qualcosa in comune sicuramente c’era. Altrimenti non ci saremmo ritrovati insieme davanti al buco di quella granata, nel giardino del “Palestine”, quella notte. Ma non ci siamo piaciuti subito. Intanto perche’ quella che ci aveva tanto spaventato io la chiamavo bomba e lui rosa scarlatta. Enzo Baldoni non era normale. Cercai di capire chi era, perche’ stava li’</em>. “Sono un viaggiatore pigro e un ficcanaso, oppure un fesso che scrive, fai te”. <em>Pigro? Faceva foto, sempre, dappertutto. Aveva una certa genialita’ nel rivoltare la frittata:</em> “E’ la quinta volta che vieni in Iraq, ma chi te lo fa fare?”. <em>Inutile spiegargli che e’ il mio mestiere. Scoprimmo almeno di avere una cosa in comune, anzi due: la voglia di capire e i blog. Io cominciai a leggere il suo e scoprii che aveva grandi intuiti da cronista. Lui scopri’, leggendo il mio, che</em> “anche i giornalisti hanno un’anima”. <em>Il giorno che lascio’ l’albergo per trasferirsi nella casa di Ghareeb (non l’avesse mai fatto) mi lancio’ un messaggio di amicizia. </em><em>Ci parlammo molto in quei giorni senza vederci. Per telefono (malissimo) e per e-mail. Discussioni feroci. Mi accusava di aver rinunciato al primo viaggio a Najaf per paura. Io a spiegargli, ma forse allora non lo convinsi. Perche’ le nostre differenze vennero fuori tutte: non quelle personali, ma quelle piu’ concrete legate a cio’ che facevamo. Discutemmo di liberta’ e di gabbiani. Discussioni feroci. Facemmo pace quando al ritorno lo andai ad intervistare in ospedale. Inguaribile. Litigammo ancora, piu’ seriamente per il secondo viaggio. Alle due di notte, per un’ora, e dovevamo svegliarci alle cinque. Quelli che a lui piacevano, non piacevano a me. Lui si fidava ciecamente di tutti, invece io lo invitavo alla prudenza. Discutere serve. Quando la mattina c’incontrammo ci fu un abbraccio. In silenzio. Cioe’ senza parole: le avevamo spese tutte in una notte di Baghdad, forse non casualmente, cosi’ piena di botti. Quando, qualche chilometro dopo, il botto lo sentimmo sotto di noi non ebbe piu’ il coraggio di chiamarla rosa scarlatta. Io ebbi, lo ammetto, qualche dubbio nel proseguire. Quel viaggio non mi piaceva. Ma andammo avanti. Insieme. Quando poi arrivammo tra cecchini e carri armati in quella stradina di Najaf , mentre faticavo a parlare al microfono per i botti che rimbombavano, Enzo mi scatto’ un sacco di foto e sorrise: </em>“Ma lo sai che fai proprio un mestiere di merda?”. <em>Era la consacrazione di un’amicizia. Del resto, so per esperienza che i rapporti fra noi “zingari” si saldano alla prima avventura in comune. Purtroppo e’ stata anche l’ultima. </em></p>
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		<title>Ho perso un amico</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Baghdad, 26 agosto 2004 &#8211; Una settimana. Una settimana fa, giovedi’ scorso, lo abbiamo lasciato nella moschea di Kufa, proprio dove da poche ore e’ stata siglata forse la pace definitiva per l’Iraq. E adesso la notizia della morte di Enzo Baldoni, quando invece le voci qui a Baghdad sembravano confortanti. La prima telefonata e’ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=119&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/30f8f77e8eaf5b80ee47c7ff0b198e9e.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-120" title="30f8f77e8eaf5b80ee47c7ff0b198e9e" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/30f8f77e8eaf5b80ee47c7ff0b198e9e.jpg?w=620" alt=""   /></a>Baghdad, 26 agosto 2004</strong> &#8211; <em>Una settimana. Una settimana fa, giovedi’ scorso, lo abbiamo lasciato nella moschea di Kufa, proprio dove da poche ore e’ stata siglata forse la pace definitiva per l’Iraq. E adesso la notizia della morte di Enzo Baldoni, quando invece le voci qui a Baghdad sembravano confortanti. La prima telefonata e’ arrivata dalla Farnesina. Enzo Baldoni e’ morto, ma prima della comunicazione ufficiale volevano giustamente avvertire la famiglia. Poi, al Jazeera, dove i terroristi si sono rivolti anche questa volta per comunicare l’uccisione del giornalista italiano. Una prima riga a scorrere sul teleschermo, poi un’altra con l’annuncio che presto sara’ diffuso un video con le immagini della morte. Non c’e’ stato tempo per le trattative. Queste bestie che si firmano “Esercito islamico dell’Iraq” hanno mantenuto in pieno la minaccia, rispettando rigorosamente i tempi. Avevano dato 48 ore di tempo e allo scadere esatto dell’ultimatum l’hanno messa in atto. Gente che uccide, terroristi che non vogliono la pace. Enzo Baldoni era venuto qui in Iraq non per raccontare la guerra ma per incontrare la gente. Voleva capire. Ricordo, una settimana fa in quella stradina che risuonava dei fragori della battaglia e dalla quale siamo usciti anche grazie a lui seguendolo dietro quella bandiera bianca, ricordo che Enzo era deluso perche’ era impossibile arrivare al mausoleo. Non per fare scoop, ma perche’ aveva voglia d’incontrare gli uomini di al Sadr, capire perche’ facevano quella rivolta, perche’ versavano sangue. Capire. E allora intanto ha cominciato a parlare con la gente pacifica di quella stradina, raccogliendo i loro racconti di paura e di disagio. Ha fatto domande piu’ che ottenere risposte. Poi le stesse domande le ha fatte ai seguaci di al Sadr che abbiamo incontrato a Kufa. Al Sadr in genere abita li’ e lo conoscono bene. Ha chiesto di lui. Peccato perche’ adesso che lo hanno ucciso Enzo Baldoni non puo’ piu’ tornare a Najaf a chiedere come si vive, finalmente, in pace. Non puo’ piu’ andare da nessuna parte, purtroppo. </em></p>
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		<title>La testimonianza</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2005]]></category>

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		<description><![CDATA[Baghdad, 24 agosto 2004 &#8211; Un gruppo islamico iracheno denominato &#8216;Esercito islamico dell&#8217;Iraq&#8217; ha annunciato il rapimento del giornalista italiano Enzo Baldoni. Il gruppo islamico ha inviato all&#8217;emittente televisiva al-Jazeera le immagini del nostro connazionale. Nel video vengono mostrati anche i documenti del reporter italiano.In un comunicato letto dalla tv satellitare del Qatar, i terroristi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=113&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><span style="text-decoration:underline;">Baghdad, 24 agosto 2004</span> &#8211; Un gruppo islamico iracheno denominato &#8216;Esercito islamico dell&#8217;Iraq&#8217; ha annunciato il rapimento del giornalista italiano Enzo Baldoni. Il gruppo islamico ha inviato all&#8217;emittente televisiva al-Jazeera le immagini del nostro connazionale. Nel video vengono mostrati anche i documenti del reporter italiano.In un comunicato letto dalla tv satellitare del Qatar, i terroristi lanciano un ultimatum al nostro governo di 48 ore. Entro questo termine, recita il comunicato, l&#8217;Italia dovra&#8217; ritirare le proprie truppe dall&#8217;Iraq per avere salva la vita di Baldoni. Nel video lo stesso Baldoni declina le sue generalita&#8217; e dice di essere un giornalista di 56 anni. Nel filmato viene mostrato anche il suo passaporto. Enzo Baldoni sembrava in buona salute, tranquillo, sbarbato e vestito con abiti civili. Appariva solo, senza i miliziani armati che erano invece presenti in messaggi video relativi ad altri ostaggi in Iraq.</p>
<div>
<p><strong><span style="font-size:medium;">&#8220;Ho visto il fungo di polvere dell&#8217;esplosione. Ma Enzo e&#8217; sceso dall&#8217;auto. Ancora non gli era successo niente&#8221;.  </span></strong>“Ciao Pino, si la ragazza era Hellen Wiliams, bisogna tener conto che la sua visuale era dallo scompartimento sanitario dell&#8217;ambulanza. Per cui lei ed il suo amico potevano avere una visuale più ampia alla loro destra grazie al finestrino del mezzo, ma non alla loro sinistra lì dove era ferma la macchina di Enzo. Ricordo bene il fungo di polvere, causato da un&#8217;esplosione, alzarsi da terra a capo del convoglio,e il polverone investiva i mezzi. Il capocampo chiedeva tramite radio se TUTTI uomini e mezzi erano in grado di proseguire. La risposta fù affermativa da parte di TUTTI, così come avvenne il giorno precedente l&#8217;ordine fu quello di allontanarci da lì per fermarci in un punto più &#8220;sicuro&#8221;, non molto lontano da lì c&#8217;era un posto di blocco dell&#8217;esercito iracheno. Io data la scarsa visuale dato il polverone avevo rallentato la mia velocità,mentre avanzavo la visuale migliorava, potendo vedere la macchina di Enzo e venendolo scendere. E nessuno di noi in macchina noto&#8217; nulla attorno all&#8217;auto anche perchè non c&#8217;era nulla. Per quanto riguarda un&#8217;eventuale medaglia per Enzo è una proposta del direttore di &#8220;Diario&#8221; . Enzo li era comunque in veste di giornalista .  Il capocampo al massimo puo aver detto che &#8220;noi uomini della C.R.I. siamo intervenuti ad una richiesta di aiuti umanitari&#8221;. <strong>Umberto</strong> (Croce Rossa Italiana)</p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/0c6b7b560a4ba4d6d6f235aca8e5f953.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-114" title="0c6b7b560a4ba4d6d6f235aca8e5f953" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/0c6b7b560a4ba4d6d6f235aca8e5f953.jpg?w=620" alt=""   /></a>Umberto era l’autista della jeep della Croce Rossa che chiudeva il convoglio per Najaf.   Ho fatto il viaggio con lui. Barese, di grande esperienza e grande simpatia. Gli ho scattato questa foto subito dopo l’attacco a Malmudyia. Naturalmente e’ quello che guida. Accanto aveva un giovane medico irakeno, dietro c’ero io con il dottor Mimmo Prete. Norberto era invece sulla jeep in testa guidata da De Santis. Quando la bomba colpi’ il convoglio fu Prete a correre subito in aiuto di Uday, il ferito. E aprendo l’ambulanza scoprimmo tutti quella ragazza con il piercing: era Helen e accanto aveva il suo interprete, Weidj. Un anno dopo Umberto racconta il viaggio di ritorno. E’ una testimonianza assolutamente inedita e che arriva dal primo italiano che faceva parte del convoglio. Finora ne aveva parlato solo Helen. Che valore ha? Intanto conferma l’attacco (quel “fungo di polvere”). La differenza, rispetto alla volontaria inglese, e’ che lui ha visto Enzo scendere dall’auto. Insomma stava bene quando il convoglio ha proseguito il viaggio, secondo la prassi. In quel momento insomma non c’era stato, secondo Umberto, nessun agguato. Ma qualche problema l’auto di Ghareeb l’aveva se non hanno continuato a seguire il convoglio. E si puo’ intuire che i terroristi siano entrati in azione subito dopo. Certamente esistono i fatti. L’auto di Ghareeb e’ stata ritrovata bruciata. Lui e’ stato ucciso, Enzo e’ stato rapito. E tutto e’ successo li’, a Malmudyia, quella mattina.</em></p>
<p><strong>L&#8217;ultima testimonianza</strong>. E&#8217; passato un anno, e mi chiedo se per la PAURA non sono stato attento ai dettagli.Sì,  Enzo era vivo e attorno non c&#8217;era nessuno, ma &#8220;&#8221;in quel momento&#8221;" ho premuto l&#8217;accelleratore, senza dar peso &#8220;in quel momento&#8221; al perchè si fosse fermato. D’altronde lui con Ghareeb in un&#8217;auto civile erano agevolati rispetto a noi. Arrivammo al posto di blocco iracheno ma loro non arrivarono, e davo per scontato che tardavano per qualche foto o qualcosa di inerente alla sua presenza lì in Iraq. Poi c&#8217;era Ghareeb che conosceva bene la zona&#8230; loro due insieme altro che il gatto e la volpe. Ricordo che prima che subissimo l&#8217;attentato il dott. Faris era quasi terrorizzato dal fatto che ripercorrevamo quella strada, aveva paura che ci attaccassero nuovamente (come accadde) e disse in inglese qualcosa del tipo (io parlo poco l&#8217;inglese, per cui traduzione approssimativa):&#8221;se ci avessero preso a lui lo ammazzavano subito perchè iracheno, per cui valeva poco-niente, mentre a noi ci portavano via in quanto merce di scambio”. Infatti Ghareeb è stato ucciso sul posto mentre Enzo è stato rapito, ma non mi sono giustificato perchè hanno bruciato l&#8217;auto? e la carcassa dell&#8217;auto che fine ha fatto?e la pettorina della C.R.I. che aveva con se? bruciata con le fiamme? come forse anche la sua macchina fotografica? Quando arrivammo all&#8217;ospedale avrei scommesso che si sarebbe fatto rivedere il giorno seguente &#8230;invece&#8230; <strong>Umberto</strong></p>
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		<title>La notizia. E tante domande</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2005]]></category>

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		<description><![CDATA[Baghdad, 21 agosto 2004 –Le agenzie battono: “Iraq. Enzo Baldoni forse rapito, autista ucciso”. Justin Alexander spiega meglio sul suo blog, racconta di avere appreso dell&#8217;uccisione di Ghareeb e del rapimento di Enzo. Ghareeb sarebbe stato assassinato in un agguato mentre con Baldoni tornavano nella capitale. Justin precisa: niente di confermato, e’ una notizia che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=108&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><span style="text-decoration:underline;">Baghdad, 21 agosto 2004</span> –<em>Le agenzie battono</em>: “Iraq. Enzo Baldoni forse rapito, autista ucciso”. <em>Justin Alexander spiega meglio sul suo blog, racconta di avere appreso dell&#8217;uccisione di Ghareeb e del rapimento di Enzo. Ghareeb sarebbe stato assassinato in un agguato mentre con Baldoni tornavano nella capitale. Justin precisa: niente di confermato, e’ una notizia che ho saputo di seconda mano. Scrive</em>: «Alcune ore fa ho sentito che uno dei miei più cari amici in Iraq è stato appena ucciso, mentre tornava da Najaf con un convoglio della Croce rossa che aveva organizzato per fornire le medicine disperatamente necessarie. (…) A quanto pare, una bomba sul ciglio della strada ha danneggiato l’auto di Ghareeb e poi degli uomini armati gli hanno sparato e hanno portato via il nostro comune amico Enzo Baldoni. Credo che debbano essere stati dei banditi, poiché nessun membro della vera resistenza avrebbe attaccato un convoglio della Croce rossa o ucciso Ghareeb che era molto conosciuto e amato in Iraq». <em>La sua fonte è Safanah, una funzionaria irachena che lavora per la Mezzaluna rossa. </em><em>Poco fa ho sentito Giusi, la moglie di Enzo, e spero di averla indirizzata verso la persona giusta. Domattina cerchero&#8217; di andare anch&#8217;io a Iskandaria, cosi&#8217; intanto sapremo se si tratta davvero del povero Ghareeb. Dicono che il suo corpo stia li’. Certo non dimentico quel ragazzone, soprattutto non dimentico il suo sorriso triste, sempre triste. Su Enzo scrivono di tutto. Purtroppo girano anche gli sciacalli.  Intanto, l</em><em>a redazione di Radio France-International e del quotidiano Figaro esprimono la loro preoccupazione per aver perso i contatti con due loro giornalisti in Iraq. Mancano all&#8217;appello Christian Chesnot e Georges Malbrunot.  Sarebbero spariti nello stesso luogo dove e’ sparito Enzo e dove all’andata ci hanno buttato quella bomba. Sempre quella maledetta Malmudyia.</em></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Baghdad, 22-23  agosto 2004</span> &#8211; <em>Non c’e’ stato ancona nessun riconoscimento ufficiale. Le voci si rincorrono ma, al momento, non c’e’ nessuna conferma che appartenga a Ghareeb il corpo dell’uomo ucciso nei giorni scorsi a Malmudyia. Una zona cosi’ pericolosa che nessuno e’ potuto andare finora direttamente all’ospedale per il riconoscimento. In quella zona sono stati uccisi numerosi poliziotti e anche due collaboratori della Cnn. Quando ho chiesto a Mahdi di andarci (Mahdi e’ coraggiosissimo) si e’ rifiutato</em>: “E’ come mandarmi al suicidio”. <em>L’unica notizia dunque che potrebbe indirettamente portare a conoscere la sorte di Baldoni ancora non e’ sicura. Le voci sono contrastanti. Da stamattina sono anche sulle tracce della famiglia di Ghareeb ma pare che non esista nessuno a Baghdad. Sono tutti in Palestina, la sua terra d’origine. Sulla stessa strada, nello stesso punto e’ attaccato un convoglio della Luna rossa: bruciati camion e ambulanza, uccisi i due autisti. Nello stesso punto, dove il giorno prima hanno rapito sia Enzo che i due francesi.  Che finiscono presumibilmente nelle stesse mani. C’e’ una talpa, o e’ solo un caso? Troppi dubbi per i miei gusti. Resta poi il mistero di quella donna, Safanaa. Comparsa e sparita come testimone in poche ore. Poi c&#8217;e&#8217; Mohammed: sicuro che dopo averci portato a Baghdad e’ tornato la mattina dopo a Kufa? E soprattutto mi frulla in testa una domanda: </em><em>ma se Mohammed per salvarci ha fatto il giro di Malmudyia perche’ non lo ha fatto fare anche alla colonna della croce rossa, all’andata e soprattutto al ritorno? All’andata era lui l’apripista, per il ritorno avrebbe potuto avvertire Ghareeb.  </em><em>Altro personaggio tutto da tratteggiare e&#8217; Salah. Ne parla lo stesso Baldoni, il 18 agosto, alla vigilia della missione, in uno degli ultimi post sul suo Bloghdad</em>: &#8221;In macchina con noi c&#8217;e&#8217; anche Salah, il braccio destro di Beppe (De Santis ), un iracheno dal volto mefistofelico che e&#8217; stato maggiore nell&#8217;Aeronautica e che rimpiange Saddam. Mi chiedo se e&#8217; con noi per aiutarci o per controllarci. Chi lo sa. Ma cosi&#8217; e&#8217; l&#8217;Iraq: e&#8217; difficile sapere chi e&#8217; davvero chi hai di fianco&#8221;. <em>Che Salah sia invece Sajaf al Jidi, meglio noto come Abu Karrar, l&#8217;uomo attivato dalla Cri per la liberazione dell&#8217;ostaggio? Non si sa. Ma Baldoni prosegue</em>: &#8221;In uno dei due camion c&#8217;e&#8217; un alto esponente dell&#8217;Esercito del Mahdi (gli uomini di Moqtada As Sadr) che e&#8217; la nostra assicurazione sulla vita&#8221;. <em>Certo parla di Mohammed. Domande, domande. Ci si fa domande anche su Ghareeb. Enzo lo aveva appena conosciuto Ghareeb che subito vanno insieme a Falluja. E’ il primo viaggio, prima di Najaf, cioe’ della prima volta a Najaf. Ecco quello che scrive Enzo nel blog l’11 agosto. Serve per capire il ruolo di Ghareeb. Cosi’ amico dei ribelli sciiti, ma anche amico dei mujaeddin. Cosi’ desideroso di portare aiuti umanitari. Nessuna conclusione, assolutamente, solo ragionamenti. Anche perche’ le impressioni di Enzo, persona molto attenta, sono discretamente inquietanti, lette adesso.</em> “Ghareeb deve portare qualcosa a Falluja. Non indago, non voglio sapere niente, ma sono certo che si tratta di aiuti umanitari. Partiamo la mattina di buonora. Io lo copro con &#8220;gli americani e i loro cani da guardia iracheni&#8221;, e lui mi copre con i Mujaeddin. Insomma, lui è diventato il mio Amanah: l&#8217;angelo custode. E anch&#8217;io sono il suo Amanah. Ghareeb è nervoso, non l&#8217;ho mai visto così teso. Pensare che questo ragazzone più alto di me ha guidato un&#8217;ambulanza carica di dieci feriti a Falluja, e quando i cecchini americani gli hanno sparato addosso, lui è riuscito comunque a portarsi via macchina e pazienti”.</p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/379a2de230bf64c1add266572e28888e.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-111" title="379a2de230bf64c1add266572e28888e" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/379a2de230bf64c1add266572e28888e.jpg?w=620" alt=""   /></a>Leggo ancora il blog di Helen</em>.  C’e’ anche il racconto del viaggio d’andata e dell’inferno in quella stradina di Najaf. E’ importante perche’ stavamo insieme ma lei non sapeva chi eravamo noi, non sapeva neppure chi era Enzo. Non ci siamo mai parlati, eppure scriviamo le stesse cose, e’ un racconto bello. “…E a un certo punto è calato un inquietante silenzio nelle strade. Silenzio relativo, in verità, perché rotto continuamente dai rumori della battaglia. l&#8217;aria risuonava dei colpi d&#8217;arma da fuoco e dell&#8217;avanzare dei tank. Due dei nostri correvano a piedi davanti al convoglio, con indosso le pettorine della Croce Rossa (con una Croce Rossa ben in vista) e sventolando una enorme bandiera con l&#8217;emblema della Croce Rossa. Ci precedevano a ogni incrocio che avremmo dovuto attraversare, facendosi vedere e mostrando la bandiera. Man mano che passavamo gli incroci, potevamo vedere i tank americani all&#8217;imbocco di ciascuna strada, circa 150 metri più in là; ad uno di questi incroci i tank erano tre. Proseguivamo molto lentamente. E a un certo punto, siamo giunti a un incrocio dove il suono della battaglia era tale da farci pensare che la battaglia fosse proprio di fronte a noi, sbarrandoci la strada. I colpi d&#8217;arma da fuoco erano assordanti. Di nuovo, i nostri due compagni sono andati avanti a piedi con la bandiera per far presente che eravamo della Croce Rossa e portavamo aiuti medici. Ma questa volta non ci hanno fatti passare”.</p>
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		<title>La ricostruzione</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 19:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2004]]></category>

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		<description><![CDATA[(Baghdad, 20 agosto 2004)– Scrivono le agenzie: “Le forze statunitensi hanno scatenato intensi attacchi per tutta la notte su Najaf, la città santa sciita dell&#8217;Iraq. Secondo testimoni, trenta esplosioni hanno scosso la Città Vecchia. I soldati americani hanno attaccato le posizioni intorno alla moschea dell&#8217;Imam Alì, al cui interno sono asserragliati i miliziani fedeli a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=103&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/a2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-104" title="a" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/a2.jpg?w=620" alt=""   /></a>(<span style="text-decoration:underline;">Baghdad, 20 agosto 2004</span>)– <em>Scrivono le agenzie</em>: “Le forze statunitensi hanno scatenato intensi attacchi per tutta la notte su Najaf, la città santa sciita dell&#8217;Iraq. Secondo testimoni, trenta esplosioni hanno scosso la Città Vecchia. I soldati americani hanno attaccato le posizioni intorno alla moschea dell&#8217;Imam Alì, al cui interno sono asserragliati i miliziani fedeli a Moqtada al Sadr”.</p>
<p><em>Sono preoccupato. Aspetto Enzo. Salutandomi ieri mi aveva dato appuntamento a stasera</em>. “Di’ a Silvio di prepararmi la cassetta. Quando mi ricapitera’ piu’ di andare in televisione?” <em>Silvio e’ il montatore. Enzo gli aveva chiesto la cassetta con la sua intervista. Silvio l’ha preparata, ma Enzo non si fa vivo.  Mi arriva una telefonata da Roma, dalla Farnesina.</em> “Siamo dell’unita’ di crisi, ha notizie di Enzo Baldoni? E’ sparito”. <em>Gli dico che l’ho lasciato li’ a Kufa. Poi chiamo De Santis, ma ha il telefono staccato. Allora chiamo la croce rossa a Roma. Centofanti mi dice: </em>“La colonna e’ rientrata regolarmente a Baghdad, tutto a posto”.  <em>Piu’ o meno alla stessa ora, un pacifista inglese, Justin Alexander, lancia un appello sul suo blog</em>: “Enzo, please tell me it isn’t true that Ghareeb has been killed this morning. Call me!”</p>
<p><em>Quando e&#8217; tornato da pranzo, li</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> a Kufa, mi ha chiesto in prestito il telefono satellitare, per chiamare casa. Poi ci siamo salutati. Io sono tornato a Baghdad, per fare i servizi per i Tg, lui e&#8217; rimasto con Ghareeb, di cui si fida ciecamente. L&#8217;idea di restare un po&#8217; li&#8217; me l&#8217;ha confidata piu&#8217; volte. </em>&#8220;Per capire, servono tre, anche sette giorni&#8221; <em>mi aveva detto. Non vorrei proprio sbagliarmi, ma sono convinto che Enzo adesso stia rintanato da qualche parte in attesa di quel sogno che ci scambiavamo spesso per gioco: </em>&#8220;Pensa se becchiamo al Sadr!&#8221; <em>Il problema e&#8217; che lui non ha il telefono e nessuno lo puo&#8217; raggiungere se non si fa vivo lui. Lo aspetto. </em></p>
<p><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/b1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-105" title="b" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/b1.jpg?w=620" alt=""   /></a>  <a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/c.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-106" title="c" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/c.jpg?w=620" alt=""   /></a></p>
<p><em>Qualche giorno dopo, arrivera’ invece una risposta.  Quella ragazza che ho scoperto dentro l’ambulanza dopo la bomba e che a Kufa scaricava materiale e’ una volontaria gallese amica di Ghareeb, si chiama Helen Williams. Anche lei ha un blog e racconta finalmente cos’e’ successo nel drammatico viaggio di ritorno.</em> “…poi è successo, proprio cinque chilometri prima rispetto a dove eravamo stati attaccati il giorno prima, che  siamo stati attaccati ancora. Questa volta ho visto. Una forte esplosione davanti a noi ha sollevato macerie e detriti e la strada è scomparsa in una nube di fumo. Siamo andati avanti in fretta. Non c’era modo di fermarsi, dovevamo continuare ad andare. Fermarsi avrebbe significato essere uccisi…  L&#8217;autista dell&#8217;auto bianca ci sorpassa, ferito al volto e ci urla di andare avanti&#8221; <em>Helen scrive ancora che quando sono arrivati a Baghdad ha chiesto notizie agli italiani della croce rossa: ma cos’e’ successo poi a quella macchina? Ma loro gli hanno risposto bruscamente</em>: “fatti gli affari tuoi”. <em>Ed anzi, l’hanno lasciata prima del check-point dell’ospedale, non l’hanno fatta entrare. Evidentemente nessuno aveva capito che si trattava di una testimone importante. Un errore grave perche’ quella testimone ha completamente smentito i due rapporti ufficiali redatti dal capo missione. Il primo, falso, diceva che dopo l’attacco a Malmudyia la colonna della croce rossa e la Rai (cioe’ noi) erano tornati indietro, solo Baldoni aveva proseguito con Ghareeb per Najaf. Una bugia colossale che aveva messo fuori strada tutti i giornali che ne avevano accreditato la versione, troppo frettolosamente, forse anche per risarcirsi dell’assenza in quello che era diventato un evento. Una bugia oltretutto inutile, un rapporto stupidamente falso perche’ c’erano i documenti:  quelle immagini fotografiche e televisive che dimostravano che a Najaf (e Kufa) ci eravamo andati tutti insieme, altro che Baldoni da solo. Poi l’altra bugia, piu’ grave: nel secondo rapporto non c’era traccia del secondo “incidente”. </em><em>Una maniera di scaricarsi responsabilita’ dopo aver trasgredito gli ordini di Roma. </em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/enzobaldoni.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/enzobaldoni.wordpress.com/103/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=103&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il viaggio a Najaf, la storia completa</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 19:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[2004]]></category>

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		<description><![CDATA[(Najaf, 19 agosto 2004) &#8211; Al mattino ci sentiamo con Enzo molte volte. Lo chiamo ogni dieci minuti. La partenza della colonna dall’ospedale avviene in nettissimo ritardo. “Quegli amici che ci devono accompagnare – mi spiega Enzo – non sono ancora arrivati, non riescono a uscire da Sadr city”. Almeno so che andiamo con amici [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=98&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(</em><span style="text-decoration:underline;">Najaf, 19 agosto 2004</span><em>) &#8211; Al mattino ci sentiamo con Enzo molte volte. Lo chiamo ogni dieci minuti. La partenza della colonna dall’ospedale avviene in nettissimo ritardo. “Quegli amici che ci devono accompagnare – mi spiega Enzo – non sono ancora arrivati, non riescono a uscire da Sadr city”. Almeno so che andiamo con amici di al Sadr, e’ un sollievo. Quando arriva la colonna, Norberto sale (con la telecamera) sulla camionetta guidata da De Santis che sta davanti, io sull’ultima con Mimmo Prete. Davanti alla colonna c’e’ l’auto di Ghareeb con Baldoni ma piu’ avanti ancora c’e’ un’altra auto bianca con gli amici di al Sadr. Sono loro i battistrada. </em></p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-99" title="1" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/1.jpg?w=620" alt=""   /></a>Una mina sulla strada, come ce ne sono in tutte le strade dell’Iraq. Un boato. Il nostro convoglio e’ colpito. Abbiamo fatto appena quaranta chilometri. L’esplosione fa saltare i vetri di un’ambulanza e di un camion carico di medicinali. Uno degli interpreti irakeni, Udai, e’ una maschera di sangue, ma le ferite per fortuna non sono gravi. Quando Mimmo apre l’ambulanza scopriamo che dentro c’e’ un ragazzino moro che sembra irakeno e una ragazza devastata dai piercing. Le chiedo: tutto bene? Lei fa cenno di si’, senza aprire bocca. Si infrangono cosi’, ancor prima di Babilonia, le speranze di un viaggio di pace, umanitario. Si decide comunque di andare avanti, verso Najaf. Onestamente io non sono d’accordo, ma sono l’unico. All’ingresso di Najaf c’e’ un grande cartellone con la faccia del padre di Moqtada al Sadr, ci sono anche i miliziani, incappucciati, a controllare gli ingressi. Tanto per chiarire che questa e’ la citta’ della rivolta. Ma oggi sembra tutto tranquillo. La gente affolla le strade, fra i segni della lunga battaglia. Escono tutti dalle case, dopo mesi. Credono nella pace. Poi, improvvisamente l’inferno. Restiamo per un paio d’ore rintanati, praticamente prigionieri, ma in qualche modo protetti in una stradina della citta’ vecchia, a duecento metri dal mausoleo. Sono i carri armati americani a bloccarci l’uscita perche’ hanno allargato il cerchio dell’assedio. Sono nervosi. Guai ad affacciarsi. Gli elicotteri si alzano in volo, si sente bombardare. Le strade tornano d’un colpo deserte. La battaglia e’ dunque ricominciata, siamo arrivati nel momento cruciale, perche’ stavolta sembra davvero la fase finale di uno scontro ormai insanabile. Sappiamo, a un passo del centro della battaglia, del nuovo ultimatum, lanciato dal premier Allawi. E soprattutto della risposta di Moqtada al Sadr che stavolta respinge ogni accordo, capisce che il destino della rivolta sciita e’ ormai solo quello del combattimento. “E combatteremo fino alla fine, verso la vittoria o il martirio” e’ l’ultimo proclama. Si continua a sparare. Cerchiamo di uscire, in queste condizioni il mausoleo di Ali’ e’ impossibile fisicamente da raggiungere. E’ colpito, ancora. Si vedono colonne di fumo. </em></p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-100" title="2" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/2.jpg?w=620" alt=""   /></a>Scherziamo, con Enzo, mentre tutti intorno sparano, abituale esercizio al fronte per sopravvivere. Una maniera per esorcizzare la paura, per non pensare che siamo veramente dentro la guerra. Ci aiutano i bambini. Che escono dalle case piu’ curiosi che impauriti. Parliamo due lingue completamente diverse ma ci capiamo. Come fai a non capire il sorriso di un bambino? Anche loro capiscono noi, perche’ la carezze non hanno bisogno di essere tradotte, ne’ la bottiglia d’acqua che da queste parti e’ un tesoro. </em><em>Poi arrivano feriti. Ci raccontano che un colpo di mortaio ha devastato un commissariato di polizia. I morti sono almeno otto, qui le notizie (come la morte) arrivano in fretta. Gli altri invece che raccontarci, chiedono. Chiedono perche’ non riescono a vivere in pace. E’ difficile rispondere, soprattutto oggi.</em><em>Io telefono al tg e devo urlare per coprire il rumore degli spari. De Santis chiama Roma con il satellitare. C</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> Fabrizio Centofanti, il portavoce di Scelli, al telefono, amico di vecchia data. Me lo passa. Mi insulta: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Ma che cavolo state a fare li</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>? Non dovevate andare, tornate subito indietro</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. E io a spiegargli che mica dipende da me. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-101" title="3" src="http://enzobaldoni.files.wordpress.com/2012/01/3.jpg?w=620" alt=""   /></a>Poi, finalmente riusciamo a liberarci dall&#8217;assedio. Enzo e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> bravissimo e coraggioso: cammina a piedi davanti la colonna delle auto con una bandiera bianca e il pettorale della croce rossa. Fa da battistrada. Prima di far passare il convoglio si fa riconoscere, e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> molto cauto ad ogni incrocio, il nervosismo e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> tanto e quei carri armati si girano minacciosamente. Usciamo con qualche patema da Najaf, torniamo una decina di chilometri indietro e ci rifugiamo a Kufa, nella moschea. Non e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> un posto qualsiasi: e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> la residenza di al Sadr che gli americani hanno gia</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> piu</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> volte attaccato facendo molti morti. I medici della Croce rossa curano i feriti. Io faccio qualche intervista agli uomini armati. Ci offrono  da mangiare. Io rifiuto, e anche Norberto: non ci piace star li</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>. Enzo invece va a pranzo, con gli altri. Cerco di organizzare il ritorno, almeno per noi. Chiedo a Enzo, prima di andare a mangiare, le intenzioni della Croce rossa. E lui non ha dubbi, ha gia</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> parlato con De Santis: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Noi restiamo qui per la notte, torniamo domani</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. Allora decido di partire, anche perche</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> devo preparare i servizi per la sera, e chiedo in giro: c</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> qualcuno che ci porta a Baghdad? Si interessa Ghareeb. Parla con Mohammed che e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> un po</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> il capo militare dell</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>esercito del Mahdi, dicono che sia uno sceicco. </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Tranquillo, appena pranzato, qualcuno vi portera</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> via</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. Torna De Santis e mi fa:</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>Al Sadr vuole darci una lettera per il Papa. Devo aspettare domattina</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. Gli consiglio di chiamare Roma. Lo fa. Ancora Centofanti urla al telefono di tornare via di corsa. Me lo passa anche stavolta. Mi ribadisce la decisione di Scelli: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Maurizio non vuole sentire ragioni. Digli di tornare a Baghdad</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. De Santis sta li</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> davanti e gli giro l</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>ordine. Risponde: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Andremo via quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. Io non la penso come lui e mi sento piu</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> sicuro lontano da li</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>. L</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>auto e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> trovata: e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> la stessa che ha fatto da apripista nel viaggio d</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>andata. Quell</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>auto bianca. Enzo allora mi saluta, mi abbraccia. Norberto mi fa vedere un biglietto con un numero. E</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> stato Enzo a metterglielo in tasca, e</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> il suo numero di casa. Allora dico a Enzo: scusa, ma chiama te. E lui, dolcemente: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Ma no, basta che quando sei a Baghdad chiami questo numero. Ti risponde Giusi. Le dici: sono Pino, Enzo sta bene. Tra un paio di giorni ti chiamera</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’”</span></em><em>. Io insisto: chiamala tu direttamente. Lo convinco. Forse da li</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> chiama anche il </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Diario</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>: sul Thuraya trovo che ha fatto due telefonate. Ha fatto bene. Saliamo sull</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>auto bianca in cinque. Davanti Mohammed, che guida, e Uday, l</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>interprete ferito all</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>andata: ha ancora tutta la faccia piena di sangue. Dietro, un altro miliziano, Norberto e io. Uday ci dice di toglierci gli occhiali da sole e di abbassarci un po</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>. Mi spiega: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>gli arabi non portano gli occhiali neri, li portate solo voi occidentali</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. La stanchezza prevale sulla paura e mi addormento. Mi sveglio di soprassalto all</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>altezza di Malmudyia, dove all</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em>andata ci hanno attaccato, perche</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> improvvisamente Mohammed lascia la strada principale e fa un giro largo, aggirando la cittadina. Mi allarmo, ma lui mi tranquillizza: </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>lo facciamo per non avere rogne</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>. Passiamo cosi</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">’</span></em><em> indenni quello che tutti chiamano il crocevia della morte e finalmente arriviamo a Baghdad. Ci lasciano al </em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span></em><em>Palestine</em><em><span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span></em><em>.  </em>(da <span style="font-family:'Arial Unicode MS';">“</span>La torre di Babele<span style="font-family:'Arial Unicode MS';">”</span> <span style="font-family:'Arial Unicode MS';">–</span> Halley editrice)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/enzobaldoni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/enzobaldoni.wordpress.com/98/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=enzobaldoni.wordpress.com&amp;blog=30127469&amp;post=98&amp;subd=enzobaldoni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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